In una nostra vacanza siamo andate ad Otranto. Città sul mare, clima stupendo. C’era un matrimonio, sembrava una favola. Nella cattedrale, dietro l’altare ci sono dei teschi. Sono dei combattenti coraggiosi ma non dei soldati. erano i contadini dell’epoca, artigiani e povera gente che è arrivata con i forconi e quello che avevano. I ” Barbari” colti di sorpresa arretrarono e l’ Italia di allora non fu conquistata.
Perchè cancellare gli eventi? Si potrebbe cancellare gli effetti o forse le cause per evitare che queste cose succedano ancora. La storia si ripete. Cancellare solo per ricominciare o ricordare per rinascere come popolo nuovo?
A scuola si dovrebbe insegnare i gesti d’amore dei popoli e non le guerre ed i cambiamenti dovuti alle crisi. A scuola si dovrebbe far ragionare i ragazzi con le loro teste, cancellare gli eventi per non insegnare la rinascita.
In questi ultimi anni i grandi della Terra hanno cancellato popoli, idee, territorio ed ambiente. Nel periodo
Covid hanno cancellato la memoria togliendo le persone più fragili, ci stanno propinando nuovi mezzi e troppa tecnologia. Hanno aumentato le distanze e la diffidenza.
Se dovessimo cancellare qualcosa sarebbe l’ignoranza e la paura; anche ai tempi di Nerone il popolo era sottomesso. E’ proprio vero che la storia si ripete.
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Non credo che l’azione “cancellare” sia come una gomma dove, se sbagliamo a scrivere possiamo “togliere” e correggere. Qui quando alle elementari si utilizzavano quelle penne “cancellabili” che la mia maestra proibiva.
Non è possibile cancellare un qualcosa che è successo e soprattutto non è “risolvere” i problemi facendo finta che non siano esistiti.
Ad esempio la storia antica è importante non tanto per tutte quelle vicissitudini che nel mio caso creavano confusione, ma “capire” del perché erano successe.
Se non si studia l’antisemitismo, i bambini non saranno in grado di discernere del “perché” c’è stato l’Olocausto.
Non vorrei “riprendere” i soliti discorsi: la conoscenza è discernimento. Chi non conosce può non essere in grado di “capire”.
È come un bambino: se non gli si dice che il fuoco è pericoloso, magari facendo attenzione a fargli capire che si scotta avvicinandogli la mano in una candela, egli capirà che la fiamma è pericolosa se si avvicina troppo.
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