pagine in pillole 3

La biro elementare

Lo studente fissò distrattamente il problema di aritmetica, poi tentò di concentrarsi sulla relazione di storia. Non sopportava Napoleone ed ora doveva farne una relazione.

“Bah, – pensò tristemente – avessi più tempo per fare queste cose! Tra storia, aritmetica, scienze e sociologia… domani penso proprio di farmi venire la febbre.”

Il ragazzo si coricò di malumore: aveva studiato tutto il giorno, scritto durante la cena, era andato in camera subito dopo ed aveva continuato a leggere. Enzo si sentiva esausto e svogliato, era prossimo agli esami e si sentiva senza energie. Gli insegnanti, poi, interrogavano tutti giorni sul programma svolto. Quella notte Enzo sognò grandi lettere che lo ingoiavano e libri enormi che lo colpivano sui fianchi.

La mattina alle sette in punto sua madre lo chiamò. Subito Enzo inventò qualche scusa per alzarsi più tardi ma la donna, che ormai lo conosceva bene, non cedette alla sceneggiata e lo fece rotolare giù dal letto. Fu che Enzo andò a scuola di malumore e con il mal di testa; un livido aveva preso forma sulla nuca e si stava colorando vistosamente di rosso.

Strada facendo pensava ad una soluzione veloce e decise di non andare a scuola. Girò l’angolo e si accorse di trovarsi proprio davanti al suo istituto. Un professore lo salutò, poi il preside gli disse di sbrigarsi a recarsi nella sua aula poi lo spinse in malo modo dentro il portone. Tutta colpa dei pensieri che affollavano la sua mente.

Carlo, un suo compagno di scuola, gli disse:

“Che hai, ti è morto il gatto?”

Enzo spiegò la faccenda al suo amico.

“Non hai fatto i compiti per oggi e non hai finito la relazione di storia? Prevedo guai per te. Se vuoi, posso  farti copiare il problema di matematica.”

”Grazie Carlo, sei un amico.”

Prese il suo quaderno e quello del suo amico ma quando vide che il problema era già risolto e dava un altro risultato . decise di copiare lo stesso ma non si spiegava l’accaduto.

La scrittura era la sua ma lui non aveva, non sapeva risolvere il compito. Al momento della correzione Carlo si accorse di avere sbagliato tutto e chiese scusa ad Enzo. Lui non rispose, perso com’era nei suoi pensieri.

Arrivò l’ora di storia, la cruciale relazione batteva alle porte. Il professore disse alla classe: “ Ragazzi, domani voglio il vostro scritto su Napoleone. Adesso sono stufo di aspettare, vi ho dato troppo tempo.”

La classe fu presa dal panico. Enzo e Carlo restarono ammutoliti. All’uscita di scuola i due ragazzi decisero saggiamente che fosse meglio svolgere ognuno il proprio compito.

“Sono arrivato mamma…” disse sbattendo la porta.

“Lavati le mani prima di mangiare.”

Detto e fatto. Lo scolaro mangiò con avidità poi si chiuse in camera a studiare storia. Aprì la cartelletta e mise sulla scrivania il testo tanto odiato. Tra le pagine trovò dattiloscritta una perfetta relazione su Napoleone. La lesse tutta d’un fiato e si mise a saltellare nella stanza. Il secondo miracolo era avvenuto.

Quel pomeriggio studiò altre materie nelle quali era rimasto indietro, si rifece il problema miracolato e cenò soddisfatto. La mattina dopo si sentiva un leone. Strada facendo lesse la relazione re sorrise mentalmente a Napoleone. Inutile dire che Enzo fu il migliore in storia, geografia, sociologia e scienze. Il professore  di matematica lo lodò per il suo impegno e gli disse soddisfatto:

“Continua così e arriverai alla sufficienza.”

Durante l’anno Enzo non diede mai segni di stanchezza, visto che i “miracoli” continuavano. Aiutò i compagni in difficoltà , ora aveva molto tempo libero.

Superò tutti gli esami brillantemente e si iscrisse all’università. I “miracoli” si ripetevano speso, quasi quotidianamente.

Una notte il ragazzo si svegliò a causa di un crampo alla gamba destra. All’improvviso vide una luce chiara, piccola riflettente sulla scrivania. Vide una penna che scriveva da sola, la guardò meglio poi riconobbe la sua biro, con la quale aveva scritto fino dalle elementari. Rimase immobile con gli occhi socchiusi, poi si addormentò.

La mattina pensò di essere pazzo. Controllò nell’astuccio e la vide lì immobile e silenziosa come sempre. Aprì il quaderno e si stupì: c’era scritto in una calligrafia del tutto nuova un messaggio per lui. Con il batticuore Enzo lesse:

“So che stanotte mi hai vista scrivere da sola, non volevo che tu pensassi ad un sogno. Io sono viva, sono come un’anima imprigionata a regalare parole. Non mi buttare via mai. Ho scritto cose inutili per anni adesso voglio solo lavorare per me. Io scriverò un libro e tu gli darai un nome, so che accetterai e per questo ti ringrazio.”

Enzo lesse e rilesse più volte, poi baciò la sua amata biro e le disse di si. Lei scrisse “grazie” in rosso ( ma non aveva l’inchiostro blu?). Due anni dopo uscì il libro e il ragazzo riscosse un notevole successo. Furono stampati molti latri libri dai quali presero spunto film e testi teatrali.

Non posso certo rivelare il vero nome di questo scrittore, ma se vedrete in un’intervista una persona seria e posta col cappuccio di una biro infantile che sporge dal taschino, allora

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